24 Gennaio 2021

Rossella Avena per i “piccinninn di vanedde”

In foto, solo due dei tanti piccoli della panchina rossa conosciuti ormai come i “piccininn di vanedde”.
Bambini, semplicemente bambini ma che hanno compiuto un vero piccolo miracolo sociale.
La storia inizia il 16 aprile 2019 quando una donna, Romina Iannicelli ed il bimbo che portava in grembo, purtroppo vengono barbaramente uccisi per mano dell’uomo che avrebbe dovuto amarli e che sarebbe dovuto essere un marito e padre premuroso.
Romina era la zia di Cocó, il piccolo tragicamente ucciso e dato alle fiamme insieme al nonno e alla sua compagna nel gennaio del 2014.
“La casata delle tragedie” titolarono alcuni giornali, una casa su cui si è abbattuto un grande dolore sarebbe stato invece il caso di chiamarla. Sì, perché Romina era prima di tutto una donna, una persona.
L’ennesima tragedia avvenuta in uno scenario per giunta, troppo spesso balzato agli onori della cronaca per episodi di efferata violenza, Cassano all’Ionio.
E così nella comunità di Cassano stava avvenendo quello che accade quando una comunità è assuefatta dalla violenza, tristemente abituata, il nulla.
Un silenzio inquietante che normalmente non fa scandalo ma che non merita scuse. Pregiudizi, modelli sociali, leggi anacronistiche per decenni hanno tollerato la violenza, l’hanno normalizzata, inserita a pieno titolo in un qualsiasi bilancio familiare, rendendola ancor più insidiosa perché strisciante e sommersa. La violenza muta che è una vergogna per chi la compie e per chi fa finta di non vederla, non di certo per chi la subisce.
Si pensi infatti che durante la chiusura per l’emergenza sanitaria sono triplicati in Italia gli omicidi che hanno avuto come vittima una donna, arrivando a un femminicidio ogni due giorni. Donne appunto costrette alla convivenza forzata nonostante rapporti difficili in famiglia e donne in via di separazione da mariti e compagni violenti.
Ma quella che a Cassano all’Ionio era partita come una storia di resa sociale, trova invece il suo riscatto sei mesi dopo il tragico accadimento quando, grazie ad un libera iniziativa personale, è stata promossa la celebrazione di una S.Messa, proposta prontamente accolta e condivisa dal Vescovo Savino. Per la prima volta tutta la comunità ha partecipato e si è veramente stretta attorno alla famiglia di Romina. Ed è proprio a partire da questa sentita occasione che inizierà l’iter “burocratico” fatto da lungaggini e rimpalli che, solo grazie a tanta pazienza e ferma volontà, agli inizi di agosto 2020 vedrà la concretizzazione della panchina rossa attraverso la riverniciatura di una vecchia sgangherata panchina ubicata nella piazzetta adiacente la Chiesa di San Domenico, in prossimità dell’abitazione della vittima.
Tutto quello che è poi successo attorno alla panchina è un crocevia di energie positive, amore, impegno, senso civico e morale, che ha superato e saputo compensare anche l’assenza delle risposte istituzionali.
Il riscatto di una comunità fino a quel momento rimasta inerme, una vittoria per tutti coloro che hanno partecipato in vario modo ed in base alle proprie capacità a realizzare il recupero urbano e sociale di un intero quartiere, vicinato o “vicinanzo” calabro, inteso proprio nel senso letterale dello stare vicino gli uni agli altri, supportarsi ed aiutarsi.
Persone che fino a quel momento non si conoscevano – di diverse etnie, di diverse competenze, di diverse età, dal più piccolino alla nonna di tutti, zia Elvira, che ha saggiamente controllato dalla sua seggiola che i lavori venissero fatti al meglio – hanno iniziato ad interagire tra di loro, cosicché la piazzetta della panchina rossa è diventato uno degli spazi più puliti, ordinati e vivi del paese e, fintanto che le condizioni climatiche e l’emergenza sanitaria lo hanno permesso, la piazzetta è stata vissuta e animata dai “piccininn di vanedde”.
Paskè Russo, il primo che ha pensato e realizzato la verniciatura della panchina, è il papà di una delle bambine del gruppo, la piccola Imma.
Paskè ed Imma andavano a prendere gli altri bambini uno per uno nelle loro abitazioni. La prima tappa del loro tour prevedeva la casa di Zeinhab, la piccola pakistana che abita un paio di vanedde oltre la loro, poi continuando, due vanedde più sotto, sosta da Michelle, Emanuele, Battista e Marco Antonio, e ancora altra fermata da Ginevra, Sharon e Desire e poi l’allegra comitiva si dirigeva a prendere Mariam, l’altra bimba pakistana, e Ashraf, marocchino. Mentre il resto dei bimbi arrivano in piazzetta da soli attirati dalla curiosità e da qualcosa che sapeva di nuovo e di fresco e aveva odore di pulito e ordinato.
Come una vera calamita intorno alla panchina è nata una comunità di bambini, un meltin pot di italiani, marocchini, rumeni e pakistani senza differenza di colore di pelle o religioni.
Chi ha avuto modo di andare in visita presso la panchina rossa ne è rimasto entusiasta, innamorato dagli sguardi e dai sorrisi innocenti dei bimbi con i quali è facile creare un’alchimia di energie positive tra la bellezza della spontaneità del gesto di chi va in visita portando loro in dono oltre che leccornie e mille colori, anche e soprattutto il proprio tempo in svariate attività pedagogiche e formative, e la ingenua curiosità che abita i bambini, nel riceverli. Cassano si è riscoperta così una comunità sana testimoniandolo ancora una volta, solo pochi giorni fa, con l’apposizione di una targa presso la panchina rossa, presso cui si terrà un momento di preghiera alla presenza del Vescovo appena l’emergenza sanitaria lo consentirà, in ricordo di Romina e di tutte le donne vittime di violenza.
E così, nonostante il silenzio nelle risposte delle istituzioni preposte, come in un effetto domino il bene ha generato altro bene ed il magazzino di Paskè è diventato l’angolo delle gentilezze e dell’amore incondizionato.
L’inizio di una rivoluzione socio-culturale a cui ognuno, nel proprio piccolo e disponibilità, può e deve aderire per mantenere viva la memoria di Romina e del suo bambino, per rinnegare ogni forma di violenza, e per garantire una “normalità” nell’essere bambini, semplicemente bambini.
I “piccininn di vanedde” ci hanno fatto conoscere una bella realtà! E’ tempo per loro di restare a casa, come tutti noi, per scongiurare il rischio di contrarre il covid-19 ma la loro bella storia non è finita, non dimentichiamoci di loro e di nessuno.

Rossella Avena per i “piccinninn di vanedde”

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