23 Novembre 2020

“Cara terra nostra” di Carla Bonifati

Una lettera aperta della responsabile del Centro Culturale Angeloni di Castrovillari, ✅Carla Bonifati ✅ ,come Calabrese la quale richiama aspetti fondamentali della nostra terra
soprattutto in questo momento nel quale l’appartenenza deve riscattare dignità e senso del
bene comune.”

Cara terra nostra,
cosa possiamo fare per te?
Abbiamo visto i tuoi splendidi paesaggi, le tue distese di agrumi di cui si percepisce la fragranza e il profumo solo guardandole, abbiamo visto la tua gente, semplice, silenziosa, nostalgica,
ma non riusciamo a cogliere la tua essenza, la tua anima. Tutti parliamo di te, della tua bellezza rude, selvaggia, ma la tua inquieta ribellione non la cogliamo, se non quando, come una scossa tellurica improvvisa, ci accorgiamo che ci sei.
Terra magica, terra rocciosa e graziata dal mare, terra introversa. Sì, introversa, perché non sai dire di te, perché le tue emozioni, le tue paure, i tuoi desideri, le tue speranze, restano ben conservati nelle viscere del tuo passato e del tuo presente.
Perché non parli? perché non sorgi? Non per rabbia, ma per amore?
Per amore alla tua storia, per amore alla tua forza, per amore alla tua resistenza, per amore al tuo
coraggio.
Invasa, deturpata, violentata, derubata, eppure sempre orgogliosamente pronta a rinascere, ostinatamente contraria ad un destino di morte. I tuoi canti, le tue tarantelle sono canti d’amore,
di gioia, di gratitudine ad una vita che pur spesso non generosa con te è pur sempre dono generativo di gente bella, sana, forte, geniale, capace di darti lustro anche magari lontana da te.
Non sei considerata, perché la tua povertà e la tua solitudine gridano in silenzio, e spesso i tuoi affamatori ti crescono dentro.
Dacci la possibilità di amarti di più, dacci la possibilità di ritrovare l’orgoglio perduto, spronaci a
ritrovare le tue antiche gloriose origini di terra italica.
Permettici di dire e dare al mondo la tua ricchezza, perché smettano di umiliarti, ignorandoti, calpestandoti, affamandoti.
E’ ovvio che ho parlato di ciascuno di noi.
Fa che ci ricordiamo ogni giorno, ogni ora, ogni secondo di essere donne e uomini di Calabria, grati di appartenerti e pronti a guardarti con occhi nuovi, stupiti perché ci sei, generosamente,
per noi e per tutti.
E fa che cominciamo a riconoscerci in un movimento che possa riprendere le radici, proiettandole oltre, insieme, verso una rinascita finalmente libera dalle pastoie del potere e del
malaffare.”

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