28 Ottobre 2020

LA CRISI DELLA POLITICA

In Italia, più che negli altri Paesi Europei, da qualche decennio la politica è in crisi. Gli effetti ed i segnali di tale crisi, si manifestano attraverso i noti fenomeni dell’antipolitica e del populismo. La fragilità della politica, l’appannamento del suo profilo, l’essere percepita da un numero crescente di cittadini non più come l’arte del
possibile, un’arte nobile, tantomeno la più alta forma di carità, come ebbe a definirla un grande papa, Paolo VI, ha condotto ad uno stato di cose contrassegnato dallo svilimento della sua immagine e dalla perdita di prestigio agli occhi di una opinione
pubblica sempre più disincantata. Da qui lo spazio guadagnato dall’antipolitica, dal populismo, che ha prodotto i deleteri fenomeni dell’improvvisazione, dell’ascesa alle
cariche elettive ed istituzionali non di chi interpreta la politica come passione,
vocazione, “chiamata”, che tuttavia richiedono competenza e professionalità, tutti
requisiti imprescindibili, come già ricordava a suo tempo Max Weber, per chiunque intenda svolgere attività politica, ma di chi agita il vessillo del populismo ed è abile ad alimentare la protesta, la rabbia ed il malcontento, salvo poi mostrarsi totalmente inadeguato ed incapace a proporre soluzioni concrete ai problemi che generano quelle frustrazioni. Tutto ha avuto inizio al termine degli anni “80 del secolo scorso, quando venne chiuso, dal punto di vista storico-politico, il secolo grande e terribile
che fu, appunto, il XX secolo. Il secolo breve, perché iniziato in ritardo, alla fine del primo ventennio del secolo scorso, a conclusione del primo conflitto mondiale, della
grande guerra, quando vennero smantellati gli imperi, in Europa, e nacquero gli stati nazionali. E chiuso in anticipo, appunto alla fine degli anni “ 80, quando il mondo cambiò volto ed assetto geopolitico, una visione trionfò, quella capitalistica incentrata
sul mercato, unico demiurgo del mondo, e l’altra scomparve. In quel preciso punto si colloca uno dei tornanti più importanti della storia della politica moderna. Lo scrittore
di origine giapponese Fukujama, all’epoca ebbe ad affermare che lì, addirittura, si collocava la fine della storia. Perché cessava il dualismo delle visioni, del mondo e della vita, contrapposte. E in quel preciso punto, inoltre, la sinistra europea ed italiana
non seppe elaborare in forma nuova un pensiero che potesse mantenere in vita la propria visione, il proprio punto di vista. Pensò, la sinistra, che il neoliberismo, che nel frattempo andava affermandosi, in Italia ed in Europa, fosse cavalcabile, governabile,
addomesticabile, con formule tipo “la terza via di blairiana memoria. Quando, invece, il neoliberismo incarnava la trasformazione del capitalismo, che nelle innovazioni
tecnologiche e nella globalizzazione dei mercati trovava i nuovi supporti per il suo dominio esclusivo. La sinistra, in definitiva, ha perduto il suo punto di vista e, dunque, se stessa. Alla fine del secolo “breve”, lo sviluppo del pensiero politico e sociale moderno aveva raggiunto il suo massimo grado. In particolare, nel secondo dopoguerra, il capitalismo raggiunse un notevole grado di sviluppo, grazie alle profonde trasformazioni avvenute nell’organizzazione del lavoro, indotte dalla lotta di classe, dalla supremazia del lavoro, fra i fattori della produzione e dalla classe lavoratrice. Una delle cause dell’attuale ristagno della crescita economica mondiale è da attribuire alla diffusa precarizzazione del lavoro. La sinistra, allora, deve ritrovare
il filo della sua missione, sapendo che la politica vive di mediazione e di conflitto. Che non si escludono in assoluto. A seconda della circostanza e della fase è prioritaria l’una
o l’altro. Si tratta di capire quale leva attivare, in una determinata fase, per trarre maggiori vantaggi a favore della propria parte. Deve la sinistra, soprattutto, ritrovare
il suo popolo, reinsediarsi in quegli strati sociali tradizionalmente collocati a sinistra e che negli ultimi tempi hanno subito l’attrazione delle sirene populiste e sovraniste. E
il modo è il ritorno sui territori, dove i problemi, le esigenze ed i bisogni nascono e vanno alla ricerca della sensibilità politica in grado di offrire “ ascolto” e risposte.

Castrovillari 28/08/2020

CARMINE ZACCARO
PRESIDENTE ASSOCIAZIONE POLITICO-CULTURALE
“G.SALVEMINI”

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