Rispondiamo alle recenti dichiarazioni di Ferdinando Laghi sulla stagione venatoria
Rispondiamo alle recenti dichiarazioni di Ferdinando Laghi sulla stagione venatoria
Le recenti dichiarazioni di Ferdinando Laghi sull’avvio anticipato della stagione venatoria in Calabria necessitano di una risposta chiara e basata sui fatti e sui riscontri oggettivi. Dopo gli incendi che hanno colpito il territorio regionale, è legittimo e doveroso preoccuparsi della fauna selvatica, ma è altrettanto necessario evitare di strumentalizzare una tragedia ambientale per attaccare un provvedimento che, a un’analisi attenta, risulta equilibrato e rispettoso delle norme vigenti. Gli incendi di questa estate hanno certamente provocato danni gravi al territorio ed alla fauna. Tuttavia, le zone percorse dal fuoco sono già interdette all’attività venatoria per disposizione di legge, e gran parte delle aree interessate dai roghi ricadono all’interno dei parchi e delle aree protette, dove la caccia è comunque vietata. Non si tratta quindi di aprire la stagione di caccia su territori devastati, ma di consentire, in modo rigorosamente limitato e controllato, l’esercizio venatorio in zone non interessate dall’emergenza.
Le specie oggetto della cosiddetta preapertura sono esclusivamente il colombaccio, la gazza e la cornacchia grigia. Le giornate consentite sono poche e precisamente il 2, 5, 6, 10, 12 e 13 settembre. Non si tratta di una caccia generalizzata e indiscriminata, ma di un intervento mirato e di breve durata, conforme a quanto previsto dal calendario venatorio regionale. La legge quadro 157 del 1992 consente alle Regioni di intervenire in presenza di particolari condizioni ambientali o climatiche, ma lo stesso impianto normativo e le indicazioni dell’ISPRA richiamano l’interruzione della caccia soprattutto in presenza di neve e temperature sotto lo zero, condizioni tipiche per specie come la beccaccia. Gli incendi, per quanto gravi, non configurano automaticamente il divieto generalizzato di ogni forma di preapertura, soprattutto quando le aree interessate risultano già escluse dall’attività venatoria. Presentare l’apertura anticipata come un “duro colpo” alla fauna sopravvissuta agli incendi rischia di semplificare una realtà ben più articolata. Gli animali che hanno superato il fuoco non si trovano improvvisamente sotto il tiro di migliaia di cacciatori su tutto il territorio regionale. Al contrario, le misure adottate tengono conto delle limitazioni già esistenti e delle specie effettivamente cacciabili in quei pochi giorni.
La tutela del patrimonio faunistico è un obiettivo condiviso, ma non può trasformarsi in un’opposizione ideologica a ogni forma di gestione venatoria. La Regione bilancia le esigenze di conservazione con quelle di controllo delle specie problematiche e di esercizio di un’attività regolamentata. Il calendario venatorio 2026-2027, nella parte relativa alla preapertura, risponde a questa esigenza con criteri restrittivi e trasparenti.
Invitare a considerare solo il danno degli incendi e a ignorare le disposizioni già operative sulle aree bruciate e sulle modalità di caccia significa offrire una rappresentazione incompleta della situazione. La Calabria ha bisogno di politiche ambientali concrete e basate sui dati, non di polemiche che rischiano di allontanare il confronto dai problemi reali del territorio.
Riccardo Rosa Consigliere Regionale Noi Moderati