Quando il passato non passa, significa che la sua eredità è così pesante da influenzare fortemente il presente ed il futuro. Carmine Zaccaro Associazione Salvemini
Quando il passato non passa, significa che la sua eredità è così pesante da influenzare fortemente il presente ed il futuro. Si tratta di quello che e’ accaduto alla politica italiana, terremotata nei primi anni ’90 dal ciclone “mani pulite”, che ha avuto come esito la distruzione di un’intera classe politica, i partiti che componevano il pentapartito di allora, il trasferimento del primato che apparteneva alla politica ad altri poteri, in particolare a quello economico-finanziario e giurisdizionale, il tutto condito dalla sponda politica che il p.c.i di allora ,che nel frattempo, caduto il muro e deflagrata l’URSS, era diventato pds in attesa di prendere il nome di Ds e, poi, di PD, intese offrire all’intera operazione mediatico-giudiziaria di demolizione della prima Repubblica. Gli oltre trenta anni che ci separano da quell’evento infausto per la politica italiana, sono stati caratterizzati da caos politico-istituzionale, che in una prima fase ha visto protagonista Berlusconi e la sua capacità di ipnotizzare la metà degli italiani, con esiti assai deleteri per l’economia, l’equilibrio dei poteri e lo stesso costume pubblico della nostra società e, successivamente, l’ascesa di un comico al potere, Beppe Grillo, che ha sfruttato l’onda dell’antipolitica che pervadeva e ancora pervade il Paese. Questa vera e propria iattura si sarebbe potuta evitare? E’ la domanda che tanti osservatori ed analisti delle vicende politiche italiane si pongono. Per azzardare una risposta, non si può non andare agli anni che coincisero con la fine del secolo breve, i primi anni ’90, quando in presenza del crollo del comunismo, che porto’ il politologo Fukuiama ad affermare la “fine della storia”, cioè della politica, perché il capitalismo aveva vinto, Bettino Craxi propose ai dirigenti del pds, cioè ai post-comunisti, l’unità socialista, ossia la nascita anche in Italia di un grande partito socialdemocratico e riformista, su modello di quelli che esistevano in Europa. Ma Craxi, fecero sapere i nipotini di Berlinguer, costituiva un ostacolo per l’accettazione di quella proposta, perché non era assolutamente disposto a rinunciare al primato della politica ed assecondare il passaggio di quel primato ai poteri economico-finanziario e giurisdizionale, cosa che i post-comunisti invece accettarono “sostituendo il comunismo con il giustizialismo”, così come ebbero a scrivere in un lucido intervento sulla stampa di qualche tempo fa, postato su fb da Alfonso Torsello, Fabrizio Cicchitto e Sergio Pizzolante. Quale fu il risultato dell’intera operazione che condusse alla seconda Repubblica?Semplicemente l’indebolimento della sinistra, la distruzione del p.s.i, l’avvento al governo dei populisti ed ora della destra post-fascista. Compito di coloro iscritti al PD, di cultura socialista e riformista, e’ quello di impegnarsi perché quel partito assuma i caratteri autentici di una forza socialdemocratica e riformista.